lunedì 10 giugno 2013

L'Ultimo sospiro del moro, S. Rushdie

Una storia che sa di pepe e cannella, ma senza la banalità esotica del masala.
Si intreccia la storia dell’India dalla fine dell’Ottocento alla fine del Novecento. Il sorgere dello Stato indiano si contrappone alle ceneri del dominio moresco in Spagna tra Quattrocento e Cinquecento.
Il Moro è l’erede tardo di quei moriscos o marranos fuggiti dalla Spagna, da Granada, dopo il 1492.
“Non piangere come una donna per quello che non hai saputo difendere da uomo”
Le piccanti spezie sono quelle che intridono la  pelle delle forti figure femminili. Nella prima parte del romanzo  gli uomini non possono che soccombere a cospetto di una forza inarrestabile: nonne, madri, moglie o amanti. Sono le donne a dettare le regole del gioco. Le loro armi sono la lingua tagliente, la decisione dei gesti, una forte creatività artistica e una spiccata sensualità. Epifania, Belle, Aurora e Uma sono coloro alle quali è impossibile dire di no. Protagoniste di amori difficili, ostacolati e resi possibili con la forza dell’ostinazione e della sicurezza.
I figli, i partner di queste forti donne hanno spesso tratti in comune: genitori assenti e un forte bisogno di amore, suicidi e scomparse, un inevitabile ricorso all’immaginazione amica della solitudine e della sofferenza.
Una famiglia che commercia spezie da generazioni ma che sa ampliare i suoi commerci fino a giungere al traffico di droga, di armi e di prostitute. Una famiglia potente che diventa il simbolo dell’India nascente, quel paese che non esita a far ricorso alla violenza per affermare se stessa. La saga famigliare  si intreccia dunque con nomi altisonanti come Gandhi, Tagore, Nerhu, Bose, Indira Gandhi. Dietro alcuni personaggi appartenenti alla malavita e ai gruppi religiosi estremisti si rintracciano i tratti di politici  e figure tuttora viventi o scomparsi di recente. La stranezza e forza dei personaggi della famiglia Zogoiby  richiede un allontanamento dal resto del mondo, una posizione di distacco, superiorità e controllo. Da Cochin al Malabar, dal Kerala a Bombay, la famiglia vive su un’isola, quella di Cabral o di Elephanta.
L’arte è sicuramente una protagonista importante del romanzo. Aurora da Gama è l’artista eclettica ed eccentrica che dipinge gli stati d’animo più reconditi: passione, violenza, forza, tormento, follia. E folli diventano gli artisti che la stimano, emulano, amano, come Vasco Miranda o Uma. Rushdie riesce ad usare la parola-pennello per rendere viva e vibrante un’immagine pittorica evocativa e a tratti delirante.
L’Ultimo sospiro del moro è il titolo-quadro che collega il passato al presente. Il Moro è lo “sfortunato  el-Zogoybi, ultimo sultano di Granada, visto mentre abbandona l’Alhambra”. Ma il Moro è anche l’ultimo superstite di una famiglia di antichissime origini iberiche. Un uomo il cui tempo corre al doppio della velocità e che racchiude in sé la stirpe moresca, quella ebraica e quella indiana d’adozione. Il pizzico di realismo magico, indispensabile nei romanzi di Rushdie, è mescolato alle spezie, al pepe famigliare: il Moro nasce dopo soli 4 mesi e mezzo di gestazione nel ventre dell’artista Aurora e la sua vita procede a velocità doppia.
La  seconda parte del romanzo descrive, attraverso il pennello di Aurora, e  gli espedienti di coloro che la circondano, un’India corrotta, violenta, malvagia. L’India che, dai massacri post Indipendenza arriva, attraverso l’Emergenza imposta da Indira Gandhi, alla mafia degli anni 70’, al mondo dell’apparenza  del cinema e alla corsa verso la ricchezza ad “ogni costo”. Il pennello invasato di Aurora e la parola schietta di Rushdie rappresentano realtà in corsa inarrestabili, quei primi passi di un processo ancora in corsa oggi.
In questa corsa emergono i personaggi maschili: l’ebreo commerciante e trafficante  Abramo, il fanatico religioso misogeno Raman Fielding e i suoi picchiatori, il ragazzo-vecchio Moraes Zogoiby, l’artista bisessuale, innamorato e folle Vasco Miranda.
Attraverso queste figure la narrazione cambia registro per assumere le tinte della spy story, dei racconti di gangsters  e  delle lotte tra bande per il dominio della città. Non potevano quindi mancare reginette di bellezza e attricette Bollywood emblema di quella bellezza che vuole detergere nell’apparenza il marcio e l’oscurità della corruzione e del crimine.
La lotta per il potere, sulla città o sul cuore altrui, culmina nella distruzione, a partire da quella di Ayodhya, nella vendetta, nell’esplosione e nel sangue. La conclusione di un amore non spiegato o non condiviso giunge nel luogo da cui tutto è  arcaicamente iniziato, in Spagna. Anche qui, tra stradine assolate e contrade arroccate, sono ancora presenti le divisioni politiche della dittatura franchista appena conclusa. E’ in questa terra che il Moro racconta la storia della sua famiglia, la racconta per poter sopravvivere e per tentare di riappacificarsi con l’immagine di una madre nascosta sotto il colore de “L’ultimo sospiro del moro”.
Tutta la  straordinaria complessità del linguaggio di Rushdie in una trama avvolgente e accattivante. Forse uno dei migliori romanzi di questo interessante autore indiano.

Un frammento dal primo quadro di Aurora:


E tutto era ambientato in un paesaggio che […] era la Madre India in persona, la Madre India con le sue vesti sgargianti e il suo moto inesauribile, la Madre India che amava e tradiva e divorava  e distruggeva e tornava ad amare i suoi figli, e la cui lotta con questi stessi figli, eterna, appassionata e congiunta, si prolungava ben oltre la tomba; la Madre India che si stendeva tra grandi montagne che erano come grida dell’anima e lungo vasti fiumi pieni di pietà e di malattie, e attraverso aspri altipiani tormentati dalla carestia sui quali l’uomo spezzava col piccone il suolo secco e infecondo; la Madre India con i suoi oceani e le palme da cocco e le risaie e i giovenchi intorno al pozzo, con le sue gru sulla cima degli alberi che mostravano un collo che sembrava un attaccapanni, e gli aquiloni che volavano in cerchio nell’alto dei cieli […] S. Rushdie, L’Ultimo sospiro del Moro, pag. 71

domenica 2 giugno 2013

Nepal: 12 anni di regale mistero

Nepali Royal family
Nel Palazzo reale di Kathmandu, 12 anni fa, si consumava uno dei massacri dinastici più assurdi e misteriosi. Era il 1 giugno del 2001 quando il re Birendra, insieme ad altri 9 membri della famiglia reale, fu massacrato dall'erede principe Dipendra.
Nei miei tanti viaggi in Nepal ho sentito le storie più incredibili su questa tragedia. Sono stati scritti libri su libri per dare sfogo alla fantasia criminale e complottistica della popolazione. Alcune tesi farebbero impallidire i più fini  interpreti americani del giallo. Tra le più originali versioni c'è quella di un killer ingaggiato dal principe Paras Shah il quale sarebbe entrato nel palazzo grazie ad una plastica facciale che imitava le fattezze del principe Dipendra (al centro nell'immagine). Il killer, secondo questa folle versione dei fatti, avrebbe compiuto il massacro, sparato al Principe Dipendra per poi fuggire idisturbato. Ma dove? Nessuno è uscito dal palazzo. Alcuni arrivano a sostenere che furono ritrovati 2 principi "Dipendra". Che fine avrebbe fatto allora il cadavere del sosia? Ogni commento sulla fattibilità di queste ipotesi è superfluo. I nepalesi però sono infervorati da questo episodio. Ancora oggi, davanti al Palazzo reale, si bisbiglia riguardo questa brutta storia.
Alla reale responsabilità del Principe Dipendra, poi suicida, non crede proprio nessuno.
Alla riunione di famiglia di quella triste notte mancavano, casualmente, Gyanendra Bikram Shah e suo figlio. Si sono fatte molte ipotesi sul suo effettivo ruolo nel massacro. Colpevole o non colpevole, Gyanendra fu fatto re in fretta e furia mentre suo nipote, il  "principe folle" Dipendra, era ancora in coma. Birendra ha regnato fino al 2008 e ancora oggi sono tantissimi i sostenitori del ritorno alla monarchia. Di certo le folli imprese del ribelle principe ereditario Paras Shah, più volte raccontate in questo blog, nonchè l'ombra della sua diretta responsabilità sul massacro, non volgono a favore di un lieto e non discusso ritorno al trono.
Oggi il palazzo reale è meta di un turismo macabro che fa business. Si possono ancora vedere i fori delle pallottole sparate alla cieca per raggiungere più obiettivi possibili, dal gazebo del bigliardo (ora smontato) al giardino reale.
E' difficile rimanere indifferenti rispetto alle curiose ipotesi investigative dei nepalesi. Tra i libri più interessanti e bizzarri sull'argomento:

Love and Death in Kathmandu: A Strange Tale of Royal Murder di M. Whittakero,  Massacre at the palace di J. Gregson, Kay Gardeko. The Royal massacre in Nepal di P. A. Raj, The Royal Gosth di S. Upadhyay (autore del bellissimo Arresting God in Kathmandu).


mercoledì 29 maggio 2013

Once Upon A Time In Mumbaai Again

Dopo il successo del 2010 il regista Milan Luthria torna con il seguito dello  gangster indiano Once upon a time in Mumbay. Finalmente disponibile il trailer.

Tra gli attori più importanti  Akshay Kumar, Imran Khan (il Ragazzo cioccolato) e Sonakshi Sinha. Criminalità organizzata, mondo del cinema e un po' di romanticismo. La ricetta sembra la stessa del primo film. L'ambientazione è quella degli anni 80. Torna ancora l'immagine di un popolo che  riconosce come protettore e punto di riferimento un malavitoso piuttosto che lo Stato o la legge. Tanta action e malvagità, ma in fondo aleggia una sorta di giustificazione per alcuni atti compiuti. La colonna sonora sembra meno interessante. E' comunque presente quel motivetto di accompagnamento che faceva da sottofondo a tutte le scene d'azione e complotto del primo episodio. Dopo la delusione, almeno a parere dei molti detrattori, di Might night children, aspettiamo l'esito di questa novità

Una storia triste dal Nepal

Una bambina. cosa si è a 11 anni se non bambine? Innocenti e fragili creature in un paese a volte troppo duro. Una povera bimba violentata da un parente acquisito tra le mura domestiche.  La violenza e il frutto di una violenza. Si può diventare mamme a 11 anni? Anche in Nepal succede.
Chi sono le vittime di questi abusi? Ragazzine povere, appartenenti a strati bassi della società. I distretti sono quelli più remoti , marginali o problematici come Jhapa o Dhankuta.
Negli ultimi mesi è aumentato esponenzialmente in Nepal il numero di ragazzine violentate tra i 6 e i 12 anni. Come si può mai giustificare o comprendere un atto simile?
E la polizia locale cosa fa? Finge di investigare e di fare giustizia. Non dimentichiamo che all'inizio dell'anno una giovane nepalese emigrante era stata violentata proprio da un poliziotto doganale.
Dopo il triste evento accaduto alla piccola undicenne  la ABC Nepal si è presa cura di lei; ieri notte ha dato alla luce il suo piccolo di 7 mesi. Piccolo e fragile anche lui, ma è nato maschio. Un chance in più in un luogo dove si gioca una partita impari, quella per la sopravvivenza.

martedì 28 maggio 2013

60 anni di Everest

Nagarkot
Oggi si feseggia il sessantesimo anniversario della scalata dell'Everest. Da quel lontano Maggio del 1953 ci sono riusciti in 4000  ma altri 300 sono morti. Arrivare sulla cima più alta del mondo è diventato molto più semplice. Gli sherpa sono più atrezzati e tecnologici, anche se meno pazienti. Qualche settimana fa un famoso alpinista italiano è stato aggredito da un centinaio di assistenti nepalesi a causa di una discussione su una manovra di salita.
L'Everest, ricordiamolo, è la Madre dell'Universo, la Chogolangma., सगरमाथा, il dio del cielo o  Sagharamatha in nepalese. E' una montagna sacra, è la madre dei nepalesi. Un luogo da rispettare e non insudiciare. Oggi le facilitate spedizioni al Campo base rendono quasi impossibile  l'ipotesi di una montagna pulita.
Se volete vedere il range himalayano accontentatevi della vista mozzafiato da Nagarkot, un delizioso villaggio a circa 30 kilometri dalla capitale, lungo la strada per Pokhara. Aria pulita, paesaggio mozzafiato e rispetto dell'ambiente. Per sentire dentro la sacra madre del Nepal non è necessario essere novelli Hillary.

lunedì 27 maggio 2013

Nepal: i libri e i sogni rubati ai bimbi

Kathamndu 2009
La corruzione e la frode colpiscono anche i bambini e il diritto all'istruzione. Nonostante lo stanziamento da parte del governo nepalese di un miliardo e mezzo di rupie per la distribuzione gratuita dei libri di testo scolastici, mancherebbero all'appello più di un milione di testi. Responsabili della frode sarebbero la Janak Sikshya Samagri Kendra e la Sajha Publication.
L'istruzione in Nepal è un diritto non scontato. Molti bambini non riescono ancora ad accedere liberamente a questa preziosa risorsa. Per alcuni è addirittura impensabile raggiungere ogni mattina la scuola più vicina, quando ne esiste una.
Rubare ai bimbi e al loro futuro significa rubare il futuro dello stesso paese.
E mentre i bimbi sfortunati rinunciano ad un futuro, quelli ricchi fanno un giretto alla diciasettesima fiera del libro in centro città per comprare gli ultimi best sellers occidentali


domenica 26 maggio 2013

Il Festival del turismo nepalese

Anche il Nepal fa marketing e auto-promozione. Tre giorni di festival per promuovere il turismo, la cultura, i prodotti e il cibo nepalesi. In più di 50.000 hanno affollato la City Hall. I promotori sono le agenzie di viaggio, i rappresentanti dei distretti e delle province, i ristoratori, le associazioni e i semplici cittadini intraprendenti. Si possono prendere informazioni turistiche e assistere a piccoli spettacoli culturali. Una novità a Kathmandu. Gli organizzatori ? Il WWAG, il West Womwn Aware Group. L'ingresso parte da 30 rupie per arrivare alle 1000 dei programmi culturali più importanti. Ancora una tentativo dunque per il turismo in Nepal. Sperando che il cielo resti clememte.